The Hidden Mothers – Linda Fregni Nagle

Artista: Linda Fregni Nagler
Titolo: The Hidden Mothers
Anno: 2013
Credits: Linda Fregni Nagler; Snaporazverein, Svizzera; CAP Contemporary Art Projects, Italia; Fondazione Remotti, Italia; Graziella Levoni, Italia; Andrea Zegna, Italia; courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano – Zuoz (CH). Presentato alla 55. Biennale d’Arte di Venezia 2013 a cura di Massimiliano Gioni «Il Palazzo Enciclopedico» ; l’installazione è stata successivamente acquisita dal Nouveau Musée National de Monaco.
Credits fotografici : courtesy Giovanna Silva

« Il corpus di questo progetto comprende 997 immagini che ritraggono bambini sorretti da figure nascoste collocate sullo sfondo. Le fotografie risalgono a un lasso di tempo compreso fra il 1850 e il 1930 e nella maggior parte dei casi provengono dal Nord America, dove vennero realizzate da fotografi anonimi dei quali non sappiamo nulla.
Per tutta la durata di questo progetto –dal 2006 al 2013- il mio studio si è trasformato diventando da luogo di produzione a luogo di ricezione, accoglienza e catalogazione con lo scopo di introdurre e far crescere l’idea di possibili interconnessioni fra arte, studio delle immagini, pratiche curatoriali e collezionismo. Mentre recuperavo il materiale fotografico mi rendevo conto di essere in procinto di costituire la più ampia raccolta possibile di questa singolare iconografia dell’inconscio collettivo.

Nello stesso tempo -in linea con i campi di indagine a me congeniali e consolidati nel tempo- riflettevo da un lato sui percorsi che danno una legittimazione riconosciuta, ufficiale a una collezione/raccolta e dall’altro sulle procedure, sui percorsi da intraprendere per permettere a degli oggetti di ottenere una « consacrazione museale ». Ed è proprio sul filo delle peculiarità e ambiguità scaturite dal materiale man mano raccolto che ha preso forma e si è sviluppato il progetto dedicato alle Hidden Mothers. La semplice identificazione di una nuova categoria di immagini fotografiche è cresciuta in me diventando una forma di creazione che invece di agire direttamente sulla realtà sensibile, ne modifica il percorso del nostro pensiero ; dove ogni elemento, ogni immagine per me diventa il tassello purissimo della grammatica di un linguggio.

Quali sono le peculiarità di questa iconografia ? Per assecondare la volontà di dare un’immagine e quindi un’identità al proprio figlio, per fare in modo che fosse svelato agli occhi della società e quindi « battezzato », fra il XIX secolo e il primo Novecento gli adulti si affidavano appunto ai fotografi e ai loro studi. Per l’occasione venivano allestiti dei set nei quali i bambini venivano collocati in posizione ben visibile e centrale. Qualcuno però doveva tenerli fermi senza interferire con loro; gli adulti coinvolti venivano quindi coperti da quinte, o con drappi e talvolta con tappeti.

Nelle immagini queste figure sono visibili ai lati o sullo sfondo delle fotografie ma soltanto nelle fogge di sagome/fantasmi senza identità. Ad altri spettava il compito di attirare l’attenzione del bambino in modo che il suo sguardo -senza guizzi emotivi o distrazioni- fosse catturato dall’obbiettivo. Ed era in questo particolare frangente che, penso, entravano in scena -standone fuori- le madri : esse infatti erano posizionate fuori campo, nascoste/hidden appunto, a fianco del fotografo oppure appena visibili, incidentalmente con una mano (che entra nel campo visivo della fotografia in primissimo piano) o anche loro ricoperte da abiti o collocate dietro a mobili. Come osserva Francesco Zanot (1) « da una parte, nel fuoricampo, c’è il mondo dei grandi, dall’altro quello dei bambini. Si innesca così una tesa dialettica fra protezione e pericolo : per i bambini infatti, gli adulti costituiscono insieme l’unica possibilità di salvezza e una minaccia costante. »

In un momento storico in cui la fotografia costituiva una grande novità e l’abitudine alle immagini era poco diffusa ciò che non-appariva era anche non-visibile. Oggi invece è proprio ciò che non appare a rendere intriganti queste fotografie e l’atmosfera misteriosa, l’uncanny/l’inquietudine che continuano a sottendere solleva domande che interrogano e sollecitano il nostro sguardo contemporaneo. Questo lavoro è un’indagine originale fondata sulle coincidenze e le relazioni di una certa fotografia vernacolare; è stata condotta « dal basso » perché da me condivisa con un’ampia comunità non istituzionalizzata nella quale i membri, nella doppia veste di arbitri e giocatori, sono impegnati a far conoscere e a delineare i contorni di un sapere non ancora formalizzato, al quale alcune istituzioni si stanno interessando sempre più seriamente. »
Linda Fregni Nagler

1. vedi F. Zanot, Houdini’s Bourqua. A Conversation With Linda Fregni Nagler, in L. Fregni Nagler, G. Batchen, F. Zanot, The Hidden Mothers, London, MAC Books London, 2013.